Didàctica Nàutica

Le Basi Della Nautica

Il Timone

Il timone è l’organo direzionale dell’imbarcazione ed è costituito da una superficie sagomata a forma di ala (generalmente in legno, metallo, o vetroresina), incernierata a poppa tramite cardini (agugliotti e femminelle), oppure fissata a poppa, sotto la parte immersa dell’imbarcazione tramite un’asse (losca del timone).

Può ruotare sul proprio asse azionato direttamente tramite una barra o tramite una ruota, con un sistema di rinvio a catena o ingranaggi.

Il timone ha la forma e agisce come un’ala. Al variare dell’angolo d’incidenza con l’acqua risulta una variazione della portanza che provoca lo spostamento della poppa dell’imbarcazione e il conseguente cambio di direzione della stessa.

Il timone non funziona solo con il flusso d’acqua spinto contro di esso dall’elica, ma anche quando il motore è fermo, se la barca possiede una velocità sufficiente definita abbrivo o abbrivio.

Per la sua conformazione, l’efficienza del timone cambia se si procede in avanti o indietro. Il flusso d’acqua in retromarcia è di forza minore e maggiormente turbolento, così per mantenere una velocità di manovra minima si dovrà attende che il timone abbia raggiunto un flusso laminare: in pratica ci sembrerà inizialmente di non riuscire a manovrare.

Il flusso d’acqua dato dal moto della barca o dall’elica è deviato dalla rotazione del timone, che crea una reazione che spinge di lato la poppa; non è infatti la prua dell’imbarcazione a ruotare, come avviene sulle auto, ma la poppa, che con un rapporto di circa 2:1 per ogni metro di spostamento laterale della prua si sposterà nel senso opposto.

Questo rapporto è fortemente condizionato anche dalla forma della barca se questa ha il fondo piatto; la differenza sarà accentuata dalla mancanza di contrasto della parte immersa della barca; una barca a vela opporrà invece una forte resistenza allo scarroccio laterale.

Ogni volta che si utilizza il timone, oltre a modificare la rotta si ha anche un effetto di rallentamento del moto e in casi particolari, soprattutto su piccole imbarcazioni, il timone può essere utilizzato come freno di emergenza ruotandolo non più a piccoli gradi, ma da tutto a dritta a tutto a sinistra, causando una resistenza tale da rallentare il moto della barca.

I timoni all’aumentare dell’angolo d’incidenza con l’acqua, e della forza conseguente contro di essi, hanno bisogno di maggior forza per essere mossi; per ovviare a questo si costruiscono in modo da avere parte della pala a proravia dell’asse di rotazione: tale principio, detto compensazione, facilità il governo dell’imbarcazione.

Come abbiamo già accennato, il timone può essere anche sospeso sotto all’imbarcazione

Questo sistema ha alcuni vantaggi, in particolare una maggior superficie esposta e un’immersione ovviamente migliore; d’altro canto ha lo svantaggio di essere più esposto in caso d’impatto e sostanzialmente meno sicuro; per ovviare a questo problema il timone può essere incernierato ad una pinna (“skeg”, posta anteriormente ad esso), che oltre a sorreggerlo anche nella parte mediana o inferiore lo protegge da impatti; lo skeg, però, produrrà un peggioramento del flusso laminare rendendo soprattutto la retromarcia difficoltosa.

Ultima tipologia di montaggio è una cerniera posta sulla parte terminale della poppa: con questo sistema il timone oltre ad essere protetto e fissato solidamente, può essere facilmente estratto per manutenzione o per atterraggi su bassi fondali; anche questo sistema non è senza difetti, però, sia per la minor superficie esposta, sia per la maggior facilità nel vederlo uscire dall’acqua per effetto delle onde.

Maggiore è l’ampiezza dell’angolo dato al timone, maggiori saranno i vortici e la resistenza che ridurranno la sua efficienza.

Il timone va quindi utilizzato, sia in navigazione, ma ancor più in manovra, applicando solo piccole correzioni, eventualmente con maggior frequenza.